Aspetti del Paesaggio agrario Salentino, storia e realtà

In una realtà territoriale come quella del Salento, dove le vicende storiche, combinate ai fattori fisici, hanno definito paesaggi inconsueti ed hanno prodotto architetture di un fascino singolare, ciò che maggiormente risalta ancora oggi, è quel senso di continuità spaziale, diciamo pure di interdipendenza tra il mare, la campagna e la città, ed è proprio questa continuità che conferisce a questa estrema regione d’Italia una marcata individualità. Un ambiente unico e, per buona parte, ancora integro, fortemente segnato dal lavoro umano, dal travaglio millenario di contadini operosi, che con la loro attività hanno dato forma ad un paesaggio dove la natura è stata avara. In mancanza di quei doni naturali che rendono belle altra regioni ruralmente più fortunate, ciò che maggiormente colpisce del paesaggio agrario del Salento è proprio il segno lasciato dall’uomo.

Geometrie di muretti a secco che delimitano le “chesure”, tratti significativi di antiche muraglie poste a confine di feudi, solchi profondi lasciati dalle ruote dei carri sulla roccia affiorante, cumuli di pietre, testimonianza di un incessante processo di bonifica dei campi, ripari temporanei in pietra a secco realizzati secondo tecniche primordiali, e poi masserie: insediamenti rurali a carattere permanente, segno tangibile di un’articolata sistemazione dell’habitat rurale, espressioni di momenti felici per l’economia agricola di Terra d’Otranto, manifestazioni architettoniche, altresì, spesso improntate dal gusto di una committenza che dalla campagna traeva il massimo profitto, ma anche ambienti di vita e di lavoro che per secoli hanno visto inasprire i rapporti tra classi dominanti e classi dominate, tra baroni e contadini, rapporti esasperati da una mentalità feudale che fino a tempi abbastanza recenti ha condizionato lo sviluppo dell’economia agricola.