Viaggiando per il Salento e soprattutto nella campagna Salentina veniamo incuriositi da antiche costruzioni in pietra a forma circolare, sono le Pajare Salentine; simili ai Trulli della valle d’Itria ma con il cono tagliato. Il periodo delle prime costruzioni risale all’anno mille, ma i ricercatori le datano molto prima.
Pajare Salentine
Sono il risultato della bonifica del territorio, di quando il terreno era disseminato da pietre e quindi difficile da coltivare. Visto che nel passato non si buttava via nulla le usarono per costruire un rifugio e conservare la paglia, da cui prende il nome e gli attrezzi da lavoro.
Non servirono Ingegneri ma l’ingegno dell’uomo che con l’aiuto della famiglia e dei vicini, in Salentino si dice ( a mani cumuni ) poterono realizzare queste piccole capanne di pietra.
Col passare del tempo e delle bonifiche le Pajare Salentine diventarono sempre più grandi fino a diventare vere e proprie case tipiche salentine soprattutto per chi una casa non ce l’aveva. Così i contadini poterono restare vicini alla loro si fa per dire terra e coltivarla per il proprio fabbisogno.

Una delle tante curiosità che sono arrivate fino a noi è quella che vuole le porte delle Pajare Salentine molto basse obbligando il saraceno a piegarsi nell’entrare diventando facile preda per chi doveva difendersi. All’interno lo spazio era pochissimo visto che le pareti erano spesse dai 3 ai 5 metri e le famiglie molto numerose, perciò metà dello stesso era destinato a un giaciglio fatto di paglia in dialetto Salentino ( Lattèra ) e quel poco che rimaneva, usato per una piccola panca con dei pezzi di tronco per sedersi ( Pasotri ).
Al centro un grande piatto d’argilla serviva a consumare il frugale pasto. Il menù era sempre uguale fatto da erbe selvatiche lessate che ben conoscevano, e dei cereali che riuscivano a coltivare. I nostri nonni raccontano, che i fagioli venivano mangiati con una scorza di cipolla a mo di cucchiaio, perché quelle poche posate, non bastavano per tutti.
Di solito di fianco alla Pajara veniva costruito un piccolo forno fatto con gli stessi materiali della Pajara che serviva a fare il pane per il fabbisogno settimanale e le Frise per il consumo invernale. Per non sprecare il calore del forno, si passavano i fichi frutto abbondante in Salento anche questi fatti asciugare fonte di cibo nella stagione fredda.
Intorno al tardo ottocentò si sviluppò una variante della Pajara, la ” Liàma “. Questa è sempre una costruzione fatta di pietra a secco, ma di forma rettangolare. Naturalmente risultava più comoda e spaziosa dove si poteva riposare su un letto, sempre di paglia ma un letto vero. Il tetto poi, serviva alla raccolta dell’acqua piovana un tesoro che i Salentini hanno saputo conservare.

Ogni tanto sulle terrazze delle Liame troveremo dei piccoli bacini che i contadini usavano per fare evaporare l’acqua del mare formando il sale. Di costruzioni in pietra nel Salento, non ci sono solo le pajare, ma anche i muretti a secco che hanno una storia molto più antica.

L’uso del muro era molteplice, in primis serviva a delimitare il proprio fondo, e secondo cosa molto più importante a trattenere la terra durante le piogge invernali e fare defluire solo l’acqua. Un altro scorcio del vecchio Salento che ci riporta agli antichi mestieri dove donne, uomini, vecchi e bambini hanno contribuito con grande fatica e dedizione a costruire un paese che era destinato all’oblio accontentandosi di quel poco che la terra offriva e dalla terra fare risorgere quei prodotti che con la complicità del sole ci fanno assaporare il buono della vita e l’armonia della natura che almeno loro hanno sempre rispettata e amata.
Autore: Gino Cassiano















